Quando un posto ti ruba l’anima

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Eh, sono cavolacci amari quando un posto ti ruba l’anima, anche se in realtà probabilmente il problema è esattamente l’opposto: l’anima non viene rubata, ma, al contrario, si sente così appagata in un luogo che il pensiero torna spesso là.

A me è successo, inizialmente credevo fosse “euforia da rientro”, anche se in effetti già durante il soggiorno qualcosa in me era cambiato, credevo che altri viaggi, altri luoghi, altri volti, altri soli avrebbero cancellato quella sensazione, quel bisogno di respirare quell’aria. Invece no, ho fatto altri viaggi, visto altri posti incantevoli, forse anche più belli, più “da cartolina” del luogo dove la mia anima è rimasta scossa.

Mi manca il suono del vento, l’altalenante infrangersi dell’oceano sulla scogliera nera, l’odore di salsedine e di fiori, mi mancano le persone cordiali che abbandonano i loro affari per meglio spiegarti la strada da percorrere, mi manca la fiducia nel prossimo, il poter lasciare le valigie incustodite al porto con la certezza di ritrovarle, mi mancano quei dolcetti caldi alla crema con i quali facevamo colazione, mi manca l’acqua fresca con i suoi fondali neri di lava, mi manca la vista del vulcano, quasi sempre tagliata da un anello di nuvole, mi mancano le balene, la loro ricerca ed anche il solo fatto di sapere che ci sono.

Quando un posto ti ruba l’anima è davvero una brutta cosa…o forse no.

Là dove osano gli squali – Daedalus Reef

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Sono passati quasi 3 anni, eppure il ricordo è vivo nella mia memoria.

La sensazione di trovarsi su un piccolo guscio di noce in mezzo al mare, l’orizzonte piatto tutt’intorno e le stelle più luminose che mai.

Il ricordo ora si mischia alla paura, la paura di ritrovare il posto cambiato: molleremo di nuovo gli ormeggi il prossimo novembre.

Correva l’anno 2010, in Italia faceva freddo e noi abbiamo deciso di scappare dal gelo per immergerci (letteralmente) in un altro mondo: crociera subacquea a Daedalus Reef.

Dove si trova Daedalus? vi chiederete. Daedalus è uno scoglio corallino affiorante che si trova nel mar Rosso, a metà altezza tra Marsa Alam e Berenice, ma, letteralmente, in mezzo al mare.

Trovandosi nel bel mezzo della parte più profonda del mar Rosso, questo “isolotto” rappresenta una vera e propria “area di servizio” per i pelagici, nonché rifugio sicuro per molti animali bentonici che vi vivono stabilmente.

La traversata dal porto di Marsa Alam è lunga, 6 ore abbondanti di navigazione in mare aperto con onde ben formate, ma quando finalmente si giunge a destinazione…wow!

Le immersioni si svolgono dalla barca o dal gommone di supporto, tutte intorno al reef che stupisce per la varietà di fauna e conformazione che propone: si va dalla zona più “tranquilla” con fondale basso e sabbioso dove sostano grosse cernie, alle cascate di coralli colorati che si tuffano nel blu, dalla “prateria” di anemoni popolata da pesci pagliaccio, alla parete nei cui paraggi è possibile scorgere gli squali martello…ma quello che più ruba il cuore sono i longimanus (Carcharhinus longimanus, squalo dalle punte bianche oceanico), squali dalle lunghe pinne che si muovono eleganti e sinuosi a dispetto della corrente che quasi ci strappa l’erogatore di bocca!

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Sull’isoletta è presente un faro, la vista dall’alto è fantastica, non perdetevela, anche se, come me, soffrite di vertigini!

Niente foto del blu, allora non avevamo una macchina fotografica subacquea…rimedieremo a novembre!