E colazione fu! – Muffin alle gocce di cioccolato

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La mattina, solitamente, non ho molto tempo per la colazione… sia ben chiaro, io ADORO fare colazione, tant’è che quando sono in ferie dedico proprio taaaanto tempo a questo che potrei definire un “rito”. Mi piace alzarmi con calma, aprire le finestre, sedermi al tavolo, intiepidire un po’ il latte, e sorseggiarlo intanto che leggo e sgranocchio qualcosa.

Ecco, questo quando sono in ferie… Ma durante l’anno è tutta un’altra cosa: la sveglia suona verso le 6.15-6.20, e pur di dormire uno o due minuti in più, cronometro ormai i tempi in modo da essere fuori casa già bella lavata, profumata, colazionata e vestita nel giro di una mezz’oretta. Di conseguenza non ho molto tempo per zuzzurellare davanti alla mia bella tazzona di latte. Spesso, quindi, dedico qualche ora del sabato per cucinare qualcosina che possa costituire la mia (e non solo) colazione durante la settimana. Cosa c’è di più veloce, infatti, di allungare la mano ed afferrare dalla tortiera un muffin?

Ingredienti per 12 muffin

1 uovo
100 gr di zucchero
60 gr di burro
220 ml di latte
220 gr di farina 00
un pizzico di sale
mezza bustina di lievito
40 gr di gocce di cioccolato

In una terrina, o con un robot da cucina, sbattete l’uovo con lo zucchero e il burro precedentemente fuso e raffreddato.
Aggiungete il latte, la farina, un pizzico di sale, il lievito, e infine le gocce di cioccolato. Versate il composto negli stampini  per muffin riempiendoli per tre quarti della loro altezza. Guarnite con qualche goccia di cioccolato e infornate a 180° per 25 minuti.

Una volta cotti e raffreddati io conservo i muffin in una tortiera, così che si possano mantenere più a lungo… anche se devo ammettere che non so quanto tempo possano durare effettivamente, in quanto non sono mai riuscita a scoprirlo, visto che, non so come mai, finiscono sempre prima! #noinonsiamogolosi

Immersioni a Bali, cosa aspettarsi

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Come non rimpiangere il mare balinese dato il tempo grigio, seppur mite, di questi giorni? Vi parlo oggi della mia esperienza da subacquea a Bali (parlo di altri aspetti del mio viaggio a Bali QUI)

Alloggiavamo al Lotus Bungalow Diving Resort di Candidasa, quindi, ovviamente, il diving center era interno alla struttura.

Candidasa si trova nella parte est di Bali, non è una località troppo adatta a chi spera di trovare belle spiagge da cartolina con tanto di palme, dato che la costa, un tempo sabbiosa, è stata ”divorata” dall’oceano quando, negli anni ’70, per favorire lo sviluppo alberghiero, la barriera corallina antistante Candidasa è stata tritata per farne materiale edile. Raccapricciante, vero? Ciò nonostante negli ultimi anni, grazie ad una rinnovata cultura ecologica, sono stati messi in atto dei progetti di ripopolazione della barriera tramite reef artificiali e la natura sta facendo il suo lavoro!

Nonostante la mancanza di barriera, questa località rappresenta uno splendido punto di partenza per gli amanti delle immersioni: in pochi minuti con il pullmino del diving si raggiunge Padang Bai dove è attraccata la barca con la quale si possono raggiungere diversi siti di immersione, eccone alcuni!.

Padang Bai – Drop off

Splendida immersione, soprattutto per gli amanti del mondo macro, noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare due ghost pipefish (io adoro i cavallucci marini e i loro “parenti”), diversi granchi porcellana e granchi orangutan (troppo carini!!) oltre ad una seppia baby che si nascondeva in un crinoide 🙂

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Nusa Penida – Manta Point

Nei pressi dell’isoletta di Nusa Penida c’è il cosiddetto “Manta Point”, purtroppo siamo stati sfortunati e di mante non c’era neanche l’ombra (caso molto raro a detta dello staff del diving), ma ci siamo rifatti con l’avvistamento di una tartaruga, ovviamente visibilità abbastanza ridotta a causa del nutriente presente nell’acqua (motivo per il quale di solito le mante si ammassano qui!)…”il mare è grande, tutto è possibile”, ci ha detto un navigato dive master maldiviano qualche tempo fa…quindi è possibile anche non vedere le mante a Manta Point! Capita 😉

Nusa Penida – Toyapakeh

Nusa Penida – Ped

Queste due immersioni, entrambe nei pressi di Nusa penida, in corrispondenza di due villaggi differenti, sono accomunate da incredibili (credetemi, INCREDIBILI!) distese di corallo monotematico: vi troverete a planare per diversi minuti su fitti foreste di coralli tutti della stessa specie, ovviamente, ad un attento esame potrete individuare le numerose, minuscole, forme di vita che popolano queste foreste vive. Davvero uno spettacolo indescrivibile!

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Gili Tepekong

Immersione da effettuare con guide esperte date le correnti che battono la zona del drop off. Poco prima del salto nel blu c’è una stretta caverna  popolata da baby squali che si mettono al riparo dai predatori, non so cosa ne pensiate voi, ma io davanti agli squali, piccoli o grandi che siano rimango sempre incantata!

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questo è un uovo di squalo :-)

questo è un uovo di squalo 🙂

Con un viaggio un po’ più lungo in furgone, si raggiunge Tulamben con il relitto del Liberty, l’immersione più famosa dell’isola

Tulamben – Liberty wreck (di solito a questo relitto si dedica più di un’immersione per via delle grandi dimensioni)

Non amo particolarmente le immersioni su relitti, ma devo dire che il Liberty, oltre ad essere un bel “ferraccio”, è davvero interessante per via della vita che l’ha completamente ricoperto!

Appena scesi per l’esplorazione incontraimo un ornate ghost pipefish, davvero stupendo! …e poi pesci pipistello (come non adorarli?!), frog fish, cernie di grandi dimensioni, murene della sabbia, oltre agli immancabili pesci di barriera tra cui i simpatici pesci pagliaccio.

Resto incantata da delle specie di rose di seta, simili a fermagli per capelli che scoprirò in seguito essere uova di nudibranco! La natura fa cose incredibili!

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Tulamben – Drop Off

Ultima immerisione per noi a Bali, ed ancora il mio desiderio di vedere un cavalluccio pigmeo era rimasto irrealizzato…ed invece…eccolo! lungo circa 5 mm, quasi invisibile ed indistinguibile dal corallo sul quale se ne stava appeso…eppure c’era! Minuscolo e fantasticamente perfetto!

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Questa immersione è stata caratterizzata, ancora una volta, dal mondo macro: molti nudibranchi, qualche cha-cha (che poi ho scoperto essere la forma giovanile del dolcilabbra!), granchietti e gamberetti multicolore, oltre a pesci ago striati, alle immancabili spugne colorate ed ai bivalve multicolor!

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Insomma, nonostante i danni causati dall’uomo, esiste un mondo vivo là sotto e credo valga davvero la pena di esplorarlo!

p.s.–> Grazie Amore per le foto! 🙂

Una “chic-schisceta” – Crespelle agli asparagi

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Fino a poco tempo fa (leggasi fino al momento in cui ho firmato un contratto a tempo indeterminato! yeaaaah!) al lavoro mi portavo la “schisceta“.

Faccio parte di quella schiera di lavoratori che lavora lontano da casa e che, quindi, purtroppo non ha modo di tornare a casa per pranzo, e così, non avendo, fino a poco tempo fa, né buoni pasto né il diritto di usufruire della mensa, mi sono sempre portata la “schisceta“. Per fortuna in ufficio abbiamo un piccolo microonde, che mi ha permesso di riscaldare quello che mi portavo da casa, evitando quindi di essere costretta a pranzare a sola base di panini e insalate di riso freddo.

E oggi vi presento la mia “schisceta” chic! Quella che potete leggere qui sotto! Solitamente quando preparo le crespelle, ne cucino in abbondanza, così che poi possa diligentemente riporle in contenitori di plastica da mettere in freezer… pronti per l’occorrenza!

Ingredienti per 4 persone

150 gr di farina
4 uova
250 ml di latte
140 ml di acqua
300 gr di asparagi
200 gr di formaggio branzi
60 gr di burro
un pizzico di sale
cipolla
olio EVO

Per la besciamella

800 ml di latte
30 gr di burro
3 cucchiai colmi di farina 00
noce moscata
un pizzico di sale

In un robot da cucina unite le uova, la farina, il latte, l’acqua, un pizzico di sale e il burro precedentemente fuso e raffreddato. Frullate il tutto fino ad ottenere una pastella omogenea.
Versate il tutto in una ciotola e lasciate riposare per circa 30 minuti.

Nel frattempo sciacquate gli asparagi, asciugateli e fateli rosolare in una pentola con del soffitto leggero di cipolla tagliata a pezzetti piccoli e olio EVO. Inasporite con un pizzico di sale.
Togliete gli asparagi dalla pentola e separate i gambi dalle punte.

Per la besciamella, fate sciogliere il burro in una pentola, e aggiungetevi poco alla volta il latte e la farina continuando a mescolare con una forchetta o un cucchiaio, così da evitare che si creino grumi. Insaporite con un pizzico di sale e con la noce moscata.

Dividete la besciamella in due parti: un terzo lo userete per guarnire, ai restanti due terzi unite i gambi degli asparagi e frullate il tutto, così da ottenere una crema agli asparagi molto delicata.

Scaldate un pentolino antiaderente piccolo e versatevi poco più di un mezzo mestolo di pastella. Non sarà necessario imburrare od oliare il pentolino, poiché i grassi sono già presenti nella pastella. Inclinate il pentolino, così da distribuire in modo omogeneo la pastella sul fondo e cuocete la crespella a fuoco dolce, finché i bordi non inizieranno a staccarsi e a diventare dorati. A questo punto, con l’aiuto di una paletta voltate la crespella e cuocetela anche sull’altro lato. Disponete su una metà la crema di asparagi e i cubetti di formaggio precedentemente tagliato a tocchetti (io uso il formaggio branzi, perché è saporito, ma non troppo, e si sposa bene con la crema di asparagi, ma potete utilizzare anche della fontina. Sconsiglio, invece, l’uso di formaggio dal gusto troppo forte o deciso, poiché potrebbe sovrastante quello delicato degli asparagi).
Piegate a metà la crespella e cuocete ancora per un minutino, finché il formaggio sarà fuso. Aggiungetevi sopra un cucchiaio di besciamella e una o due punte di asparagi come guarnizione.

Un assaggio di Barcellona

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Buongiorno a tutti! Come sapete quest’estate sono stata in crociera, Mediterraneo Occidentale, di seguito come ho deciso di spendere le poche ore a mia disposizione a Barcellona: forse (anzi, probabilmente)  non si tratta del modo migliore per apprezzare la città, ma direi che come assaggio non è stato niente male!

Per prima cosa abbiamo sfruttato la navetta del servizio pubblico cittadino che con 3.50 € a testa offre un viaggio di andata e ritorno dalla stazione marittima, dove ormeggiano le navi da crociera, fino a piazza Cristobal Colon (vi segnalo che proprio vicino alle fermata del bus c’è un comodo chiosco per informazioni turistiche)

Felici ed eccitati imbocchiamo la Rambla piena di gente già dal mattino.

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Prima tappa al mercato de La Boqueria: affollatissimo e coloratissimo! Camminiamo, annusiamo, fotografiamo ed ammiriamo la perfetta disposizione della frutta, della verdura, del pane, delle spezie, dei salumi e dei pesci…ed ovviamente assaggiamo i succhi freschi e colorati che costano solamente 1 o 2 € a seconda del banchetto!

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Proseguiamo lungo la Rambla ed arriviamo in Plaza Catalunya, dove acquistiamo per 9.80 € il carnet da 10 viaggi della TMB, la società di trasporto pubblico (biglietto “T-10”, valido per 10 viaggi complessivi, non  necessariamente tutti effettuati dalla stessa persona, noi ad esempio eravamo  tre e non abbiamo fatto altro che timbrare tre volte per ogni viaggio effettuato)

Trovato il “nostro” bus tra i molti che sostavano nella piazza, ci godiamo un po’ di sano riposo “vista Barcellona” dall’autobus mentre ci dirigiamo in direzione Park Guell.

Il parco è una “mutazione” di quello che doveva essere un’area residenziale per famiglie con giardini, vialetti e parchi giochi annessi…purtroppo l’idea del Sig.Guell non ebbe successo ed i lotti abitativi non furono venduti; a questo punto il progetto fu rivisto: a Gaudì fu data carta bianca per la creazione di un parco pubblico “abitato” dalle sue architetture visionarie, colorate e strabilianti quanto le geometrie della natura, vera musa ispiratrice dell’architetto.

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Trovo che sia davvero splendido che un parco di tale interesse architettonico sia completamente gratuito! E’ piacevole passeggiare lungo le architetture che ora disegnano un porticato, ora una balconata che dà sulla città, ora una piazza colorata con panchine per godere della frescura delle piante.

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Mangiato un panino al volo ed ultimata la visita con le classiche fotografie davanti all’iguana (non abbiamo resistito!) ci incamminiamo in direzione Sagrada Familia.

Ero stata a Barcellona da piccola, avevo credo 7 o 8 anni e due sono i ricordi vivi della città che mi sono rimasti: le grandi “marionette” utilizzate per alcune feste cittadine e la Sagrada Familia con le sue alte guglie a sfiorare il cielo.

All’epoca trovavo la parte “originale”, quella progettata nei dettagli da Gaudì, la più bella ed interessante, oggi ho rivalutato le sculture dai tratti quasi futuristi della parte “nuova”, pur ovviamente apprezzando l’opera di Gaudì.

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Purtroppo la fila fuori dalla cattedrale non ci ha permesso di visitarne l’interno (ma tornerò, comprando in anticipo i biglietti in internet!), ci siamo quindi messi alla ricerca di un bus per tornare verso il centro.

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Senza perdere un fotogramma del film che proiettavano i finestrini del nostro mezzo di trasporto, siamo arrivati al quartiere gotico dove abbiamo fatto l’ennesima bella camminata guardando un po’ i palazzi ed un po’ i negozi…ok abbiamo fatto un po’ di sano shopping, soprattutto di genere alimentare per dei piccoli pensieri da portare a casa!

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Ultimissima tappa costituita da una leggera variazione rispetto la Rambla che ci avrebbe riportati alla navetta per il reimbarco, per ammirare palazzo Guell (dall’esterno).

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Un ultimo saluto agli artisti di strada che popolano La rambla e rieccoci alla nave, pronti per la prossima tappa!

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It’s gospel time! – Torta ricotta e cacao

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E’ capitato credo a tutti di fare parte di un gruppo e sentirsi “a casa”, sentirsi un po’ protetti e coccolati. Io mi sento così quando vado alle prove del coro.

Canto da parecchi anni in un coro gospel, il coro Effatà (“Apriti”, in greco).
Mi piace cantare, mi diverte, quando ci troviamo per le prove incontro persone amiche e meravigliose, che mi hanno visto crescere, ed è un modo, per chi, come me, crede, per creare un rapporto diverso con Dio.
Da qualche mese abbiamo intrapreso un progetto nuovo: abbiamo lasciato un po’ da parte i concerti per prepararci ad “In…canto sul Garda“, un concorso internazionale per cori che si tiene ogni due anni a Riva del Garda.
L’impegno è stato premiato, in quanto nella nostra categoria ci siamo classificati secondi. 🙂
Oggi ricetta “a tema”, e non poteva mancare una soundtrack di accompagnamento!

Ingredienti:

250 gr di ricotta
100 gr di zucchero
2 uova
80 gr di farina 00
75 gr di cacao
30 gr di burro
1 bustina di lievito

Unite la ricotta allo zucchero e iniziate a mescolare. Inglobate pian piano tutti gli altri ingredienti nell’ ordine in cui sono stati indicati, fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Versate il tutto in una tortiera foderata con la carta da forno e cuocete per 30 minuti a 180°C.

La ricetta originale che avevo segnato nel mio quadernetto delle ricette prevedeva 250 gr di zucchero e 100 gr di burro, ma pian piano ho ridotto le dosi fini a quelle che vi ho indicato: la ricotta essendo, infatti, un formaggio piuttosto dolce permette di ridurre la quantità di zucchero, e il fatto che renda la torta abbastanza umida e molto morbida, permette di ridurre le quantità di burro.

Per colazione, insieme a una grande tazza di latte, è una delizia!